BLOGTOUR: Quello che non vuoi sapere di Jessica Treadway – Illustrazione

Seconda tappa – 17 Maggio – Focus On: Illustrazione

Benvenuti sul mio Blog, “The Room Tales“, per chi non mi conoscesse sono Carlo un illustratore/grafico e fotografo freelance e scrivo finalmente un vero e proprio articolo su questo blog!
Chi segue “La Stamberga D’Inchiostro” ormai dovrebbe conoscere bene me e le mie illustrazioni.
Sono felice di accogliervi ufficialmente su questo mio angolo dedicato alla mia “arte” se così si può definire. 
Dopo questa breve presentazione direi che è proprio ora di iniziare il nostro percorso attraverso la seconda tappa di questo Blogtour dedicato al nuovo libro di Jessica Treadway, “Quello che non vuoi sapere” pubblicato in Italia da Mondadori.

Dettagli:

Titolo: Quello che non vuoi sapere

Autore: Jessica Treadway

Titolo originale: Lacy Eye

Editore: Mondadori

Collana: Omnibus

Pagine: 400

Uscita: 16 Maggio

ISBN: 9788804675464

Prezzo: € 19,50

Trama:

Al centro di questo romanzo c’è la voce intensa e sofferta di una madre, di una donna. Lei e il marito, tre anni prima, sono stati brutalmente attaccati in casa, il marito è morto e lei, pur sfigurata, è sopravvissuta. Incapace di ricordare quei brevi momenti di ferocia, Hanna vede davanti allo specchio tutti i giorni i lineamenti di un volto, il suo, che hanno l’aria di essere stati smontati e poi rimessi insieme, come in un quadro di Picasso. Adesso Hanna, con un occhio malandato che la chirurgia plastica non è riuscita a ricostruire, si sente ancor di più vicina alla figlia Dawn. Fin da piccola, infatti, Dawn è stata sfortunata perché afflitta da ambliopia, un difetto visivo comunemente chiamato “occhio pigro”. La durezza della sua condizione, stigmatizzata dalle crudeli prese in giro dei compagni di scuola (Mi stai guardando oppure no? Dawn ha un occhio storto! Dawn è un mostro!), ha portato la piccola a sviluppare delle fantasie di riscatto irreali e a vivere in un mondo dalla psicologia distorta che, nella fase dell’adolescenza, è pericolosamente peggiorata. E il difetto all’occhio non è stato corretto – con grande angoscia della madre – neppure da una successiva operazione. Come biasimare la figlia per la rabbia accumulata?, come non proteggerla da tutto e da tutti, anche in quella notte di orrore e di morte, nonostante qualcuno sospetti che lei in qualche modo abbia avuto delle responsabilità nella vicenda? Forse la madre non vuole ricordare, non vuole vedere le cose come sono, è succube, come la figlia, di un’alterazione della visione. Eppure un ricordo Hanna ce l’ha: quello di una mano, di un polso, di un braccio, inchiostro scuro su pelle pallida, niente di più. “Non mi ritengo” ha dichiarato Jessica Treadway “una scrittrice di thriller, per quanto è indubbio che al centro della mia storia ci sia un vero e proprio puzzle psicologico e un’avvincente storia gialla, rimane il fatto che il mio romanzo si potrebbe definire un viaggio psichico. È l’incubo di una madre costretta a guardare dentro di sé con gli occhi della figlia.” Così la scrittrice fa dire a Hanna, la madre: “Non sono sicura di chi sono in realtà. Non sono sicura di avere un… nucleo. Ricordo quando mia figlia Dawn portava la benda sull’occhio, la chiamavano ‘occlusione’. Copri la parte più forte di qualcosa, così la parte più debole è costretta a lavorare di più. Non mi ero mai resa conto che, in tutti questi anni, mi sono portata addosso il peso di quell’analogia. Ho la sensazione di aver avuto soltanto una parte debole. E sta lavorando, ci sta provando. Ma non sarà mai forte come la parte che è rimasta coperta”.

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Focus On – Illustrazione

Passiamo ora alla parte che riguarda il mio lavoro per questa tappa del Blogtour.
Come ho già sono un illustratore e, in quanto tale, quando recensisco qualcosa su “La Stamberga D’Inchiostro” sono solito accompagnare il libro con una mia illustrazione personale.
 
Anche stavolta ho seguito lo stesso modus operandi e ho deciso di accodarmi agli altri e accompagnare questo Blogtour con una tappa innovativa dedicata all’illustrazione.
 
Fino a che punto può arrivare una madre per proteggere sua figlia?  Lascerò che siano le immagini a parlare.

Work in progress: 

“Mi stai guardando oppure no?”

“[..]Ferite e cicatrici. Nei giorni buoni riuscivo quasi a dimenticarmi che aspetto avevo, ma ogni volta che dovevo uscire in pubblico  le occhiate e i sussurri non mancavano mai di ricordarmelo.”

“[…]A essere onesta, non volevo ricordare. E quale persona sana di mente avrebbe voluto farlo?”

Non perdetevi le altre tappe del blogtour!

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