Review Party: La casa senza specchi di Mårten Sandén (Rizzoli)

La casa senza specchi di Mårten Sandén e illustrazioni di Moa Schullman

Bentornati! Ancora una volta sono qui per parlarvi di libri,  in occasione del review party dedicato al  libro di Mårten Sandén, “La casa senza specchi” pubblicato in Italia da Rizzoli. Non mi fermerò a condividere solo le mie impressioni, infatti, abbinerò il tutto con un mio personale sketch.  Vi ho incuriositi?
 

Dettagli:

Titolo: La casa senza specchi

Autore: Mårten Sandén

Titolo originale: A house without mirrors

Editore: Rizzoli

Collana: Narrativa Ragazzi

Pagine: 205

Uscita: 14 settembre 2017

ISBN: 9788817095419

Prezzo: € 16,00

Trama:

Thomasine vive da mesi nella grande casa di Henrietta, dove ci sono tante camere e lunghi corridoi, ma nemmeno uno specchio. Suo padre passa le giornate al capezzale dell’anziana prozia malata, mentre lei gira per la casa con i cugini: la piccola Signe, l’odioso Erland, e Wilma, più grande, che fa la prima superiore e ha due anni più di Thomasine. Un giorno Signe scopre che gli specchi di casa sono tutti ammucchiati nell’armadio di una stanza ottagonale. Thomasine e Signe ci entrano insieme, chiudono l’anta alle loro spalle e… quando ne escono, si ritrovano in una casa che è uguale e diversa al tempo stesso. Di cosa si tratta? E chi è quella ragazzina, Hetty, vestita alla marinara? Ciò che i cugini scoprono non è affatto un altro mondo. Può far paura, a tratti, ma li aiuterà in un modo che non avrebbero mai creduto possibile.

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Recensione:

Inizio subito dicendo che questo libro è stato fonte di grande ispirazione per me e la mia fantasia permettendomi di entrare negli specchi proprio come i protagonisti durante la lettura.

Probabilmente è proprio questa la sua caratteristica principale, riuscire a rapire il lettore e catapultarlo in una storia che lo spinge a riflettere sull’importanza delle proprie scelte e la gravità degli errori che si commettono in vita, così come sui rimpianti che da essi derivano.

La famiglia di Thomasine è un concentrato di problemi e questioni irrisolte pesanti come un groppo in gola che ti toglie il fiato, ma ti lascia respirare abbastanza per restare incastrato in un limbo fatto di rimpianti e rimorsi.
Ogni componente della famiglia ha dei rimpianti che riguardano il passato e che continuano a tormentarli senza sosta.
Chi ha perso qualcuno, chi non accetta la decisione di sua figlia e chi non riesce a fare i conti con una nuova situazione, nessuno vive in pace con se stesso e Thomasine sembra essere l’unica che può aiutarli, infatti scopre che, sebbene nella casa della prozia non ci siano specchi, esiste un armadio che ne è pieno ed è capace di aiutarla a risolvere tutte queste questioni in sospeso.

L’armadio è un componente importantissimo nella narrazione essendo una sorta di portale che conduce a diverse realtà-specchio nelle quali è possibile affrontare i problemi che ci affliggono e che non vogliamo ammettere di avere.
Questa non è la prima volta che si parla di bambini che per sfuggire ad una realtà pesante trovano rifugio in un armadio magico, basti pensare a Narnia, Coraline o Alice nel paese delle meraviglie, ma in questo caso l’armadio non conduce in un luogo felice o che lo sembra, bensì mette chi lo utilizza di fronte ai suoi errori per aiutarlo a comprenderli e ad affrontarli senza rimpianti, così da poter andare avanti nella vita.

Ne “Le cronache di Narnia”i bambini che attraversano l’armadio per sfuggire agli orrori della seconda guerra mondiale si ritrovano catapultati in un regno incantato ricco di animali parlanti, dove la magia regna sovrana.
La stessa cosa accade in “Alice nel Paese delle Meraviglie”, in cui la protagonista per sfuggire agli affanni della sua vita si rifugia (per così dire) in un mondo stravagante e magico che metterebbe alla prova la psiche del più razionale dei cervelloni della Nasa.
Per finire in “Coraline” la piccola protagonista usa una porticina nel muro per rifugiarsi in un mondo magico dove tutti sono gentili e si prendono cura di lei, a differenza dei suoi genitori che la trascurano costantemente, e tutto sembra essere perfetto almeno all’inizio.

In questo racconto invece i “viaggiatori” non trovano alcun rifugio dalla realtà soffocante. Dentro gli specchi non ci sono meraviglie ne magie, nel mondo al contrario ci sono solo i problemi, le questioni irrisolte che ogni giorno cerchiamo di nascondere sotto il tappeto assieme alla polvere e che piano piano si fanno sempre più grandi ed ingombranti, creando enormi rimorsi nei nostri cuori.
Nel mondo dello specchio gli animali non parlano e i gatti non volano, anzi è tutto fin troppo reale e tangibile, doloroso al punto giusto da permetterci di non dimenticare nessuno di comprendere cosa è andato storto, accettandolo e mettendo da parte l’inutile orgoglio.
In questo modo tutti i membri della famiglia di Thomasine riescono in qualche modo ad abbattere i muri che hanno creato fra loro, giorno dopo giorno, un mattone dopo l’altro, permettendo al loro orgoglio di precludergli una vita normale.

Come ho già detto questo libro è un viaggio nella realtà nuda e cruda in cui si passa da un problema all’altro senza mai dimenticare quanto fa male sbagliare e quanto sia doloroso crescere e credo che tutti prima o poi dobbiamo affrontarlo.
Se siete pronti a riflettere e ad ammettere di aver sbagliato quella volta, se volete perdonare voi stessi per quell’errore o se volete semplicemente metterci una pietra sopra e affrontare la vita a testa alta questo è il libro che fa per voi e dovete leggerlo assolutamente per iniziare il vostro personale viaggio nel mondo al contrario.
Buona lettura… Buon viaggio!

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